Minestrone alla genovese

Minestrone alla genovese

Pasta e trofie

Ingredienti:

Pesto ligure di basilico genovese DOP senza aglio Alberti 1 barattolo

2 patate

1 melanzana

2 zucchini

100 g di verza

una Manciata di piselli

100 g di fagiolini

2 Manciate di fagioli

200 g d’erbette

2 Cucchiai d’olio extravergine di oliva

sale e pepe q.b.

uno Spicchio d’aglio

300 g di pasta minuta

Parmigiano Reggiano q.b.

Preparazione:

Per le preparazione di questo minestrone si consiglia di utilizzare verdure preferibilmente di stagione e i fagioli secchi, convenientemente bagnati.

Pulire e lavare accuratamente tutte le verdure.

Cuocere i fagioli e a cottura terminata aggiungete altra acqua: quindi unite le verdure tagliate a pezzetti, con 2 cucchiai d’olio extravergine di oliva “Cultivar Taggiasca”, il sale e il pepe.
Lasciare cuocere per circa 45 minuti e trascorso questo tempo aggiungere la pasta.

Fare attenzione che il brodo di verdure non sia né troppo acquoso né troppo denso, in modo tale che il minestrone risulti della giusta consistenza.
Mentre la pasta cuoce, preparare il pesto Alberti aggiungendo un filo di olio extravergine Alberti ed un po di brodo del minestrone, che è la caratteristica di questa zuppa.

Mescolare bene e poco dopo servire il minestrone nei piatti fondi.

Curiosità:
Può sembrare strano che una città affacciata sul mare, come Genova, con una forte tradizione legata al suo porto abbia, tra le ricette che la rappresentano, un piatto ricco di verdure, cosa che non si limita in realtà al solo minestrone (menestrón a zeneize).
Per secoli incursioni di pirati saraceni hanno flagellato le coste liguri, saccheggiando e seminando il terrore in tutti i piccoli borghi costieri, e questo fatto, unito alla buona esposizione di gran parte del territorio e la ricchezza di orti ritagliati nelle trame della città, potrebbe aver influito sulla vocazione orticola di questa popolazione.

Il minestrone alla genovese è una ricetta di tradizione diffuse in molti paesi, soprattutto in quelli mediterranei, e spesso sono state il principale sostentamento delle classi più umili.
Sino al XIX secolo nel porto lavoravano i catrai, una sorta di osti naviganti che a bordo delle loro imbarcazioni, vere e proprie piccole trattorie galleggianti, preparavano, insieme ad altre pietanze tipicamente liguri, “u menestrón”, per poi venderlo ai marinai delle navi che si trovavano ancorate nel porto o nelle zone limitrofe. Superfluo dire che andasse a ruba, viste le poche occasioni di mangiare verdure fresche sulle navi durante le lunghe navigazioni.

0 Comments

Leave a reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

ASSISTENZA

La tua opinione è importante, facci sapere cosa pensi di noi. Avrai la possibilità di indirizzare le tue osservazioni direttamente alla persona che ritieni di competenza all’interno di Alberti. Saremo pronti a rispondere ad ogni tua esigenza.

Sending

©2017 ALBERTI Choose the quality

o

Log in with your credentials

Forgot your details?